venerdì 29 maggio 2020

La grande fabbrica delle parole



Eccomi qui, finalmente sono tornata.
Una volta una ragazza mi ha commentato "il blog in letargo attende la tua primavera", ed è proprio così che mi sento ora: risvegliata dopo un lungo letargo. Non riposata, a dire il vero, ma con tanta voglia di ricominciare. E quale modo migliore, se non quello di parlare di una delle mie passioni?
Adesso poi ho anche un nipotino, un bellissimo bimbo biondo di due anni e mezzo che si chiama Leone e che, neanche a dirlo, anche lui adora le storie.
Per ripartire ho scelto un libro molto particolare che nasce come libro per bambini, ma è una lettura meravigliosa anche per noi adulti.
Si tratta di La grande fabbrica delle parole, nato dalla fantasia dell'autrice francese Agnès de Lestrade e dell'illustratrice argentina Valeria Docampo.

È una favola ambientata in uno strano paese, dove le persone non parlano quasi mai. Eh già, perché le parole costano e per poterle usare bisogna comprarle e inghiottirle. Alcune parole possono permettersele solo i ricchi e vengono pronunciate davvero pochissimo, chi non ha soldi può cercare le parole frugando nella spazzatura o comprare le parole quando ci sono le offerte, in primavera, ma di solito sono parole che non servono a un granché, per quello le mettono in sconto.
In questo paese parlare costa molto ed è proprio lì che c'è la grande fabbrica delle parole. 
Avete mai pensato a quanto sono davvero preziose le parole? A volte ci capita di buttarle là, senza pensare al loro reale significato o all'impatto che potrebbero avere su chi ci sta ascoltando.
Io ho sempre amato le parole e la nostra lingua è ricca di termini, ne abbiamo circa duecentomila, sono tantissime, vero?





Ma torniamo al nostro libro. In questo strano paese abita Philéas, un bambino, che con il suo retino è riuscito a catturare tre parole. Non le vuole usare a caso, perché sa che le parole sono una cosa davvero preziosa, le vuole conservare per una persona speciale.
Questa persona è Cybelle, una bambina, di cui Philéas è innamorato. Le piacerebbe dirle "Ti amo" ma non ha abbastanza soldi, perciò le sorride. 
E poi c'è Oscar. Oscar è ricco e arrogante e parla tanto, parla anche a Cybelle. Ma non sorride mai e Philéas non lo sopporta. Anche perché quando il nostro piccolo eroe sta per dire le sue preziosissime tre parole alla sua amata, arriva quello sbruffone di Oscar e dice a Cybelle un sacco di cose romantiche... 

"Deve aver speso un patrimonio!" pensa Philéas.
Cybelle continua a sorridere. E Philéas non sa a chi è rivolto quel sorriso.
Negli occhi di Oscar c'è una tale sicurezza!
"Le mie parole sono ben poca cosa" pensa Philéas.

Il libro è consigliato ai bambini dai 3 anni, ma sinceramente io lo consiglio almeno dai 5. È una storia bellissima, quasi una poesia ma la reputo un po' troppo lunga per bambini così piccoli.
Questa favola moderna ci insegna che le parole sono gemme preziose e che ci sarà sempre lo spocchioso di turno che ne dice tante sperando di fare bella figura, senza però associare a loro nessun sentimento. 
Philéas ci fa capire che quando siamo innamorati anche le parole più semplice acquistano grande valore e che l'amore non ha bisogno di tante parole.
Io credo che al giorno d'oggi sia importante insegnare ai bambini (ma anche ricordarlo a noi grandi) che le parole sono un'arma potentissima, nel bene e nel male. E il modo migliore per farlo è, secondo me, proprio con questo libro illustrato, che con grande sensibilità, con tanta dolcezza e con delle immagini che arrivano dritte al cuore, come le parole di Philéas, ci ricorda cosa conta davvero.
Ciliegia... polvere... seggiola...
E voi avete una vostra parola preferita?

sabato 22 luglio 2017

Un grande giorno di niente


In una delle mille visite in libreria ha attirato la mia attenzione questo bellissimo libro, per due motivi: per la scrittrice, Beatrice Alemagna (di cui ho parlato qui e qui) e per il titolo.
Se c'è una cosa che mi stupisce sempre è quanto spesso i miei bambini, soprattutto il più grande, mi dice "Mi sto annoiando". Ho riflettuto molto su questa cosa e mi sono accorta che molti bambini di oggi faticano a gestire "il tempo vuoto", cioè quello in cui non c'è nulla da fare. Forse perché hanno talmente tante cose tra cui scegliere che a volte decidere cosa fare è troppo difficile?
Questo libro, dal titolo Un grande giorno di niente racconta la noia in maniera semplice ed efficace.
C'è un ragazzino in vacanza con la madre nella solita casa in un giorno di pioggia. La mamma deve lavorare e la sua unica compagnia è un videogioco.
Ad un certo punto il bambino decide di uscire, sotto la pioggia e perde il suo videogioco, e adesso? Tragedia.
Da qui comincia l'avventura, fatta di piccole scoperte e ricordi preziosi, paure e imprevisti.




Leggendo questo libro ho ripensato alla mia infanzia. Alle vacanze al mare nella solita casa e ai giorni di pioggia. Alla caccia alle rane e alle gare con le lumache. Ai giochi con le amiche e alle corse sulla sabbia bagnata. Ho pensato a quanto bello era avere la possibilità di annoiarsi per potersi creare mondi immaginari e avventure del tutto simili a quelle del protagonista di questo racconto.
Perché la noia sotto sotto è libertà, quella che noi grandi non abbiamo più, a causa della mancanza di "tempo vuoto".
Penso che la prossima volta che mio figlio dirà: "Mi sto annoiando..." gli risponderò "Beato te!"


Alla fine il bimbo rientra a casa, sporco e bagnato. La mamma sta ancora scrivendo.
Poi lo vede, lo asciuga e al bimbo viene voglia di raccontarle la sua giornata.

Invece siamo rimasti a guardarci.
A guardarci e ad annusare il profumo della nostra cioccolata calda.
Nient'altro.
In quel magico, incredibile giorno di niente.

Con la poesia e la dolcezza che la contraddistingue anche nei disegni, Beatrice Alemanna mi ha conquistata per l'ennesima volta, e a conquistato anche i miei piccoli annoiati lettori, tanto che auguriamo a tutti tantissimi giorni di niente!

venerdì 23 giugno 2017

Lupo & Lupetto


Lunedì ho portato i bimbi al mare con la nonna. Ogni anno si fanno una settimana di vacanza viziati e coccolati e io mi gusto un po' di tranquillità casalinga.
In realtà quest'anno non è andata proprio così. Problemi di lavoro e contrattempi vari hanno reso la settimana un po' pesante e i cuccioli mi sono mancati di più delle altre volte.
Così mi sono tirata fuori un bel librone che abbiamo letto spesso, ricordate vero la passione di Tommy per i lupi?
Lupo & Lupetto, così si intitola il racconto, di Nadine Brun-Cosme, illustrato da Olivier Tallec ed è una storia dolcissima di accoglienza e amicizia.
Narra di un Lupo solitario che vive sotto un grande albero; un giorno compare lontano una macchia azzurra che si avvicina, è Lupetto.
Lupo ha paura che sia più grande di lui, ma quando si avvicina si rassicura.
Lupo e Lupetto si annusano, si guardano. Lupo è un po' scocciato e infastidito da questa invasione di campo, ma si stupisce del coraggio del piccolo e alla fine gli offre un po' della sua coperta e un po' della sua colazione, ma sempre con molta diffidenza. Dopo mangiato Lupo fa una passeggiata e lascia Lupetto solo, ma al suo ritorno non trova più il piccolo ospite.




Per la prima volta Lupo è preoccupato. Tutto è tornato come prima, lui solo sotto il suo albero, ma ora Lupo è triste.

Per la prima volta , quella sera,
Lupo non mangiò.
Per la prima volta, quella notte,
Lupo non dormì.
Aspettava.

Un piccolo Lupetto aveva preso un grande posto nel suo cuore.
Lupo aspetta e mentre aspetta pensa alle cose belle che potrà fare con Lupetto e a quello che potrebbe insegnargli.
Ad un tratto spunta un puntino azzurro all'orizzonte e il cuore di Lupo, per la prima volta, comincia a battere di gioia.
É una storia tenerissima che mi ricorda l'addomesticamento tra la volpe e il Piccolo Principe. Insegna la condivisione degli spazi e delle cose. 
Con disegni semplici e quasi senza dialoghi ci mostra il difficile e lento percorso dei fratelli maggiori quando si vedono invasi dai piccoli nuovi arrivi che sembra cambino tutte le abitudini ma che pian piano si fanno spazio nei loro cuoriccini. E alla fine si accorgono che nulla è cambiato, ma che ora le cose si possono fare insieme e con maggiore gioia.
Questa è stata la mia chiave di lettura, grazie ai miei bambini, ma ci si può vedere anche l'accoglienza di un amichetto, un cugino, un nuovo vicino di casa. Qualcuno di diverso che ci spaventa perché potrebbe modificare la nostra sicura tranquillità. Per poi scoprire invece che in compagnia tutto è più divertente. Come può essere attuale vero?

[Lupetto] appoggiò dolcemente la testa
sulla spalla di Lupo.
Lupo era contento.
Adesso con lui ci sarebbe stato 
sempre il piccolo.

martedì 6 giugno 2017

Assenze e presenze

Buongiorno amici lettori,
sono tornata.
É stato un periodo tosto per problemi familiari di vario tipo, ma sta finendo.
Mi scuso di cuore per la mia assenza, questo blog mi è mancato molto, ma non avevo la testa né le energie per seguirlo come avrei voluto. Ho preferito per questo prendermi una breve pausa.
Ogni cosa però ha due lati della medaglia e sta a noi riuscire a concentrarci su quello migliore. Anche se spesso non è facile.
Tra le mille corse, le notti insonni e i pianti nella doccia ci sono state anche delle cose positive.
Prima fra tutte gli amici. Quelli che mi hanno portato a fare colazione al bar nelle mattine in cui non avrei nemmeno voluto guardare fuori dalla finestra, quelli che mi mandavano giornalmente messaggini di buongiorno e lei, l'amica di sempre, che sa sempre come fare a tirarmi su, che mi ha convinta a iscrivermi ad un meraviglioso corso di scrittura.
Il GSSP (gruppo di supporto scrittori pigri) è un laboratorio di scrittura online. Nonostante il nome è tutto tranne che "pigro". È una maratona di tre mesi con esercitazioni settimanali, analisi dei testi, discussioni, interviste e moltissimo altro, tenuto da due grandissime e meravigliose persone.
Barbara Fiorio, una scrittrice amante delle fiabe, è una persona speciale, divertente e ironica e con una sensibilità fuori dal comune. Lei è la Capobranco e guida tutti noi aspiranti scrittori nel magico mondo delle parole e della grammatica (potete trovarla qui).
Insieme a Barbara c'è Margherita Trotta, redattrice attenta e capace che interviene in maniera puntuale e severa, senza risparmiare lodi e incentivi.
Mi è talmente piaciuto che ho fatto quello sul romanzo e poi mi sono fatta regalare quello di scrittura e narrazione.
Sono state esperienze uniche, dal punto di vista emotivo e mentale. Mi sono messa alla prova e divertita, ho faticato, ho pianto, ho riso e ho conosciuto delle persone speciali. Qualcuno ha detto che il GSSP è meglio di una serie di sedute di psicoterapia. Sicuramente è molto più divertente!
Ne sono uscita rinata, diversa e con un romanzo che è in parte nella mia testa, in parte nel cassetto e in parte nel computer. Spero di riuscire a farne venir fuori qualcosa di buono.
Adesso che la mia vita naviga in acque un po' più calme riprendo in mano le mie passioni e questo blog. Ho una pila di libri da raccontarvi!
Grazie a chi mi è stato vicino in questo periodo e a tutti gli scrittori pigri (Capobranco in primis) per la compagnia e il supporto e a tutti i miei piccoli lettori, a partire dai miei puffetti.
Minore di tre*
Chiara


*nel GSSP era vietato l'uso di emoticons, bisognava giustamente saper esprimere ogni cosa con la scrittura, anche un semplice cuoricino, ma i pigri, in quanto tali, sanno benissimo come aggirare un ostacolo....

sabato 3 settembre 2016

I cinque malfatti


Settembre, si ricomincia dopo il periodo delle vacanze estive.
Io rientro portandomi bellissimi ricordi del mio viaggio in Francia, dai colori, ai profumi.
Ai libri.
Del libro di cui vorrei parlare oggi è stato scritto di tutto. Si perché è un libro meraviglioso e anche perché la sua autrice (che preferisce essere definita illustratrice), Beatrice Alemagna, ha la capacità di arrivare dritta al cuore di adulti e bambini con le sue parole e ancor di più con i suoi disegni.
I cinque malfatti parla di cinque amici un po' strani. Uno è bucato, uno piegato, uno molle, uno capovolto e infine uno sbagliato. Insomma erano malfatti.



Vivevano felici nella loro casa sbilenca divertendosi a discutere su chi tra loro fosse il più malfatto.
Un giorno arrivò un tipo perfetto.
E vuole trovare una soluzione, un progetto, per questi malfatti che sbagliano tutto, ma senza prendersi molto sul serio.


Scopriamo così che i cinque amici non sono delle nullità, anzi, hanno saputo trovare dei pregi nel loro essere malfatti. Il bucato ad esempio non si arrabbia mai, perché la rabbia gli passa attraverso, il piegato raccoglie tra le sue pieghe tutti i ricordi, il capovolto vede le cose da un altro punto di vista… Insomma tutti hanno saputo trovare il lato bello di sé.
Con una infinita dolcezza questo libro ci insegna ad essere felici per quello che  siamo, proprio come i personaggi del libro. E quale bambino (e adulto) può non innamorarsi all'istante di un libro simile?


I cinque splendidi protagonisti di questo libro ci insegnano una semplice ma non sempre evidente verità: siamo tutti un poi' malfatti e se riusciamo a fare dei nostri difetti il nostro punto di forza possiamo vivere felici. Inoltre se riusciamo a dare anche ai difetti degli altri una valenza positiva possiamo imparare molto.
E i perfetti? Fanno la fine che si meritano, ma non ve la svelo…

Della stessa autrice ho parlato anche qui e qui


domenica 12 giugno 2016

La storia del leone che non sapeva scrivere


A volte non sappiamo fare una cosa, ma poco ci importa, fino al momento che fare quella cosa ci serve. Allora saperla fare diventa una missione.
La storia di cui voglio parlare oggi parla proprio di questo. E' La storia del leone che non sapeva scrivere, di M. Baltscheit illustrata da M. Boutavant.
Ma ad un leone cosa serve saper scrivere, a lui basta saper ruggire, mostrare gli artigli, spaventare gli altri animali, o no?
Eppure un giorno vede una leonessa, bellissima, che stava leggendo. E una leonessa che legge deve essere una vera signora, il leone non si può avvicinare e ruggire e basta. Così decide di scriverle una lettera d'amore.
Ma se non sa scrivere?
Chiede aiuto agli altri animali con fare da leone, ovviamente, mica chiede "per piacere".
Ma c'è un problema, ogni animale a cui chiede scrive la lettera a modo suo e non rispecchia i sentimenti e i desideri del leone, ma i propri. Ad esempio la scimmia scrive che vorrebbe fare salti sugli alberi e mangiare banane con lei, l'ippopotamo vorrebbe condividere bagni nel fango e alghe, la mosca cosparge la lettera del suo profumo preferito (bleah!).. 
La lettera della giraffa se la mangia il coccodrillo, ma probabilmente neanche la sua sarebbe andata bene, così come quella del coccodrillo e dell'avvoltoio.
Il leone è disperato.
Urlando e ruggendo dice tutte le belle parole che avrebbe voluto scrivere alla leonessa.
"E perché non le hai scritte tu, allora"
Il leone si voltò: "Chi ha parlato?"
Indovinato?






E dall'alto del ramo, affianco alla leonessa, il leone guarda gli animali che con i loro corpi formano le lettere dell'alfabeto A, B, C...
Perché non è mai troppo tardi per imparare e se si ha fiducia nelle proprie capacità e si ha voglia di mettersi in gioco, con impegno, si può fare tutto!

Curiosità:
Questo libro è stato pubblicato per la prima volta in tedesco, nel 2002. E' stato poi scelto dall'Agenzia Nazionale Francese per la lotta contro l'analfabetismo come testo che sottolinea la possibilità di rendere accessibili la lettura e la scrittura a tutti.
La dedica iniziale recita:
Perché tutti i lettori più piccoli possano familiarizzare con i libri e le storie, scoprire il piacere e l'interesse di parlare e agire nel mondo in cui vivono, l'Agenzia nazionale francese della lotta contro l'analfabetismo ha scelto di valorizzare le iniziative che mettono i bambini a contatto con i libri e li aiutano a entrare progressivamente nei primi passi dell'apprendimento.
Lontano dalle idee acquisite sull'analfabetismo, questo libro concorre a un obiettivo maggiore: quello di cambiare il modo di guardare le persone con cui si viene in contatto, e di rendere possibile ai lettori di tutte le età, l'accesso alla lettura, alla scrittura e alle competenze di base che favoriscono quella scintilla che accende loro la voglia di apprendere.
Marie-Thérèse Geffroy 
Presidente dell'agenzia nazionale francese per la lotta contro l'analfabetismo

giovedì 2 giugno 2016

Chi trova un pinguino...


Era da un po' che volevo parlarvi di questo libro, una piccola coccola che gira per casa da tempo. Oggi finalmente, complici la pioggia e il giorno di festa, riesco a prendermi un attimo per farlo.
Il libro è Chi trova un pinguino... di Oliver Jeffers.
E' un libro semplice, sincero e tenero che inizia con il classico "C'era una volta..."
Un bambino un giorno apre la porta di casa e trova un pinguino, ma da dove è arrivato? si è perso?
Il pinguino sembra triste e il bambino decide di aiutarlo. Chiede all'ufficio oggetti smarriti, a degli uccelli che passavano di lì, alla sua paperella di gomma, ma niente... allora guarda sull'enciclopedia e scopre che i pinguini abitano al Polo Sud.
Decide così di partire per accompagnare a casa l'animale.
E qui inizia l'avventura e le emozioni che la storia e gli acquerelli delle illustrazioni ci trasmettono.
I vari toni del blu/azzurro e del verde si mescolano e cambiano mentre cresce l'amicizia tra il bambino e il pinguino, superano ostacoli, si raccontano storie e imparano a conoscersi.
Quando giungono finalmente al Polo Sud e il pinguino scende dalla barchetta, i due amici si separano. Ma sono tristi e soli. Il pinguino non si era perso, si sentiva solo.




E così il bambino, da buon amico, torna indietro, a cercare il pinguino!
Perché chi trova un pinguino...trova un tesoro!
Il racconto è meraviglioso, la dolcezza della storia e delle immagini entra dentro al lettore solo sfogliandolo. I colori che si mescolano, si confondono e si scambiano nelle loro diversità sono la metafora perfetta dell'amicizia.
Perché l'amicizia è un dono eccezionale, in tutte le sue forme, e si nutre della diversità dei suoi soggetti. Infatti il bambino e il pinguino sono profondamente diversi, ma ciò nonostante tra loro nasce e cresce un sentimento unico e speciale.
Questo libro è per i bimbi, ma è anche per noi grandi. Io personalmente lo regalerei a tutti i miei amici, vicini e lontani, perché sono un tesoro prezioso e per loro andrei e tornerei dal Polo Sud mille volte!

giovedì 28 aprile 2016

Signor Alce


Fa freddino in questi giorni di primavera. Pile e pile di vestiti girano da una cassettiera all'altra di casa mia, aspettando (per ora invano) che mi decida a fare il cambio di stagione.
E mentre vago da una stanza all'altra la mia mente ricorda un libro, letto qualche tempo fa con i bimbi, dove un Alce, al primo freddo di settembre, decide di fare il cambio armadi.
Si tratta di Signor Alce, scritto da Davide Calì e illustrato dalla bravissima Sara Welponer.
La storia narra del Signor Alce, signore di montagna molto routinario, con una sedia preferita, una bevanda preferita per l'estate e una per l'inverno, un colore preferito, un dolce preferito…. Sistemando l'armadio scopre che le tarme hanno smangiucchiato il suo maglione preferito, così decide di andare a comprarne un altro, uguale!
Un giorno andando a fare la spesa, Signor Alce scopre che Bruno, il carpentiere, si è rotto una gamba.
Anche Bruno vive solo, così Alce decide di andare a trovarlo per portargli qualcosa.
Inizia così un viavai del Signor Alce verso la casa di Bruno, con la scusa di portare qualcosa al nuovo amico ogni giorno.
E ad ogni viaggio cresce l'amicizia tra i due.
Il libro è quasi privo di dialoghi, i due sono solitari e silenziosi, ma si capisce dal racconto, dai gesti dei due protagonisti, dai colori caldi e dai dettagli delle illustrazioni quanto grande è l'amicizia tra Bruno ed Alce.


Finalmente un giorno Bruno si toglie il gesso. Quella sera mangiando castagne l'orso confessa di ritenere Alce il suo migliore amico. Alce è contento, non aveva mai pensato di poter essere il migliore amico di qualcuno.
E' un libro molto dolce sull'amicizia, ma anche sulla solidarietà. 
Aiutando qualcuno, il solitario Alce si sente utile, esce di casa e scopre che aiutando il suo nuovo amico può guadagnare anche lui qualcosa di prezioso e importante: la sua amicizia!
Stasera mi berrò una bella cioccolata calda, bevanda preferita del Signor Alce in inverno, vediamo se domani mi viene voglia di fare il cambio armadi!

sabato 12 marzo 2016

Voglio un abbraccio


Cosa c'è di meglio dopo un pomeriggio di corse e baseball col papà, che leggere un bel libro sul divano, sotto un morbido pile con la mamma?
La scelta è stata un simpatico racconto, comprato tempo fa in una piccola e meravigliosa libreria dell'altipiano, di John A. Rowe dal titolo Voglio un abbraccio!
La storia narra del piccolo e dolce riccio Riccardo che vorrebbe tanto un abbraccio. Ma nessuno glielo vuole dare per paura di farsi male con i suoi pungenti aculei.
Riccardo è triste, anche perchè gli altri animali non sono molto gentili e lo cacciano via in malo modo. "Sciò, sei troppo spinoso" gli dicono, oppure "Fossi matto! con tutti quegli aghi pungenti!", o ancora "sei pericoloso con tutti quegli aghi.. Vattene via!"....
I bimbi, che sono sempre molto empatici si intristiscono vedendo il musino mogio di Riccardo e immedesimandosi nella sua voglia di essere abbracciato.
Noi adulti invece possiamo fare un passo avanti e riflettere sul fatto che quando due persone si abbracciano, più è grande il bene che c'è nell'abbraccio e più c'è il rischio che qualcuno possa ferirsi con gli aculei dell'altro.
Ma c'è sempre qualcuno pronto a correre questo rischio, qualcuno a cui non importa dei tuoi aculei e che vorrebbe disperatamente un bacio.
Ad un tratto, infatti, si sente una strana richiesta: "C'è qualcuno che mi dà un bacio? Solo un bacetto, uno piccolo, non chiedo altro!"
E' Cirillo il coccodrillo! Nessuno vuole baciarlo perchè è brutto.
Ma Riccardo sì, lui lo bacia, se cirillo lo abbraccia.
E così tutti sono felici, Riccardo che ottiene il suo abbraccio, Cirillo a cui viene dato un grosso bacio sul naso e i piccoli lettori che saltano e abbracciano e baciano mamma e papà!




Perchè in fondo, come diceva mia mamma, anche una pentola storta trova sempre un coperchio!!!
Ma soprattutto, abbracciamoci, baciamoci e non dimentichiamo di dirci quanto ci vogliamo bene, non costa niente e ci rende molto più felici..
Si è capito che ci è proprio piaciuto tanto? Considerando anche il fatto che il papà in questi giorni mi chiama "istrice" a causa del fatto che sono un po' nervosa... che anch'io voglia un abbraccio?

sabato 5 marzo 2016

In bocca al lupo


Chi non conosce la storia di Cappuccetto Rosso, la nonna, il lupo e il cacciatore?
Tutti noi l'abbiamo letta e ascoltata centinaia di volte.. La più conosciuta è la versione dei fratelli Grimm in cui la piccola bimba col cappuccio rosso viene invitata dalla mamma a portare una torta o delle frittelle alla povera nonna malata al di là del bosco. La piccola incontra un terribile lupo cattivo che con l'inganno si fa dare l'indirizzo della nonna. Quando la bimba arriva a casa della vecchietta questa è stata divorata dal lupo, che ha preso il suo posto, e dopo il famoso dialogo (che occhi grandi, che orecchie grandi, che bocca grande) anche lei fa la stessa fine. L'epilogo vuole il bravo cacciatore che uccide il lupo e salva tutti!
A noi piace tanto, considerando anche il rapporto d'amore/odio che ha il piccolo Tommaso con i lupi.
L'intento, soprattutto nella versione di Charles Perrault (senza lieto fine) era quella di insegnare ai bambini a non dare retta agli sconosciuti.
Ma se in realtà le cose fossero andate in maniera un po' diversa da quella che abbiamo sempre sentito e immaginato?
Nel libro In bocca al lupo di Fabian Negrin la nota favola è raccontata dal punto di vista del lupo Adolfo.




Il buon Adolfo è un tipo tranquillo. Un giorno incontra una meravigliosa creatura vestita di rosso e temendo di fare brutta figura per il suo aspetto si traveste da bosco e fa la sua conoscenza. Scopre che è una bambina e che sta portando uno specchio alla sua nonna.
Bambine? non avevo mai visto animali di quella specie.
Pensai che la nonna, che non riusciva a starsene un solo giorno senza specchio, doveva essere ancora più bella.
I personaggi sono quelli della storia che conosciamo. Ma come finirà? La storia bene o male è sempre quella, ma la versione raccontata dal lupo ne fa quasi una favola nuova.
I disegni sono delle vere e propre opere d'arte ci portano nei mondi segreti dell'autore che ha vissuto tra l'Argentina, il Messico e l'Italia e che oltre ad un gran narratore e gran disegnatore è anche un poeta romantico.
Non credo che il libro abbia un insegnamento, come la storia da cui è stato tratto, credo che l'autore volesse solo darci una diversa versione, un diverso punto di vista, perchè in fondo siamo così sicuri che la nostra visione delle cose sia sempre quella giusta?



martedì 19 gennaio 2016

Gisella pippistrella



Da gennaio a scuola di Tommaso inizia il cosiddetto "scambio del libro", al venerdì i bimbi possono andare nella biblioteca della scuola e scegliere un libretto da portare a casa e leggere con i genitori nel weekend.
Tommy ha scelto Gisella Pippistrella, un bellissimo racconto di Jeanne Willis illustrato da Tony Ross.
E' un libro che avevo sentito nominare però non sapevo di cosa trattasse. L'entusiasmo e l'eccitazione del mio piccolo puffo mi hanno subito contagiato.. saltava per casa dicendo "è bellissimo, mamma, dobbiamo leggerlo subito!"
E devo ammettere che aveva ragione.
Nella savana un giorno arriva una pippistrella, di nome Gisella, un po' matta e tutta strampalata perché capisce tutto al rovescio. Vorrebbe un ombrello per ripararsi i piedi dalla pioggia e ha paura che se il fiume si ingrossa le si bagnino le orecchie.
Gli altri cuccioli sono preoccupati e vanno a chiedere aiuto al Gufo saggio.


Il Gufo va da Gisella per verificare e le fa qualche domanda: com'è fatta una montagna? E Gisella risponde semplicemente che è larga in alto con una punta in basso. E un albero, com'è fatto? Ha il tronco in alto e le foglie in basso.
Voi avete capito?
Tra le risate dei bimbi proseguiamo la lettura. Il saggio Gufo ad un certo punto punto chiede ai cuccioli: avete mai provato a guardare le cose dal punto di vista di Gisella?
Tutti gli animali allora si mettono a testa in giù, e anche noi che leggiamo dobbiamo metterci a testa in giù se vogliamo riuscire a leggere visto che... è tutto scritto sottosopra!!
E scopriamo che Gisella aveva ragione! Non era matta, semplicemente vede le cose da un altro punto di vista!
alla fine i cuccioli si scusano con Gisella per averla reputata una stupida.


Penso che nella società di oggi dove molti pensano di avere la ragione in tasca e di sapere tutto un libro come questo sia molto utile. Per i bambini che imparano che il mondo ha diverse prospettive, ma anche per noi adulti... quand'è stata l'ultima volta che abbiamo provato a guardare le cose dal punto di vista di un altro, senza giudicarlo sciocco o matto?

domenica 13 dicembre 2015

A caccia dell'Orso


In questo periodo decisamente frenetico e pieno di cose da fare è veramente difficile trovare un attimo per fermarsi... per fermarsi a scrivere poi, ancora più difficile.
Ma oggi ho deciso di ritagliarmi un attimo. Il bimbo più grande legge Geronimo Stilton, il piccolo festeggia il primo compleanno del suo bambolotto Giacomo con tutti i suoi pupazzi, il papà aiuta il figlio "adottivo" (mio cugino adolescente che passa spesso di qua) a fare i compiti di inglese e io prendo possesso del computer!
La settimana scorsa abbiamo fatto un giretto nella Piazza del nostro paese per incontrare Babbo Natale e accompagnare Tommaso al Concerto di Natale delle Scuole dell'infanzia. Fuori dalla chiesa avevano allestito delle bancarelle pro-asilo, in cui si vendevano marmellate, dolci, biscotti, lavoretti manuali e..... libri!!!!
Appena abbiamo visto A caccia dell'Orso abbiamo deciso di comprarlo. Era da un po' che questo libro, scritto da Michael Rosen e illustrato da Helen Oxenbury, era nella mia wish list, sia per tutte le bellissime recensioni che ho letto, sia perchè nel 2013 ha vinto il premio Andersen il mondo dell'infanzia come miglior libro mai premiato.
Il racconto narra di un gruppo di amici che parte per una caccia all'orso. L'idea dell'autore nasce da una canzone della tradizione popolare scozzese e in effetti questa storia potrebbe quasi essere cantata.
Il libro è divertente e piuttosto ripetitivo, il gruppetto durante la caccia trova un campo d'erba, un fiume, un bosco, una tempesta e ogni volta "Non si può passare sopra. Non si può passare sotto. Oh no! Ci dobbiam passare in mezzo!"




Finalmente in una grotta stretta e buia trovano l'orso..e cosa si fa quando si incontra un orso? ma che domande, si scappa a gambe levate!!! E l'orso insegue il gruppo di bambini fino a casa, al sicuro sotto al piumone!!!
Su questo libro si trovano moltissime recensioni e commenti in quanto è un classico della letteratura per bambini. A noi è piaciuto soprattutto per la musicalità e il ritmo, è divertente e si presta moltissimo alla lettura a voce alta. La prima parte, quella della caccia, un po' più lenta e cantilenante lascia il posto poi alla parte della fuga, più veloce e incalzante, proprio come quelle danze popolari che ad ogni strofa accelerano un po' il ritmo.
E visto che alla fine i bimbi della storia si rifugiano tutti sotto al piumone, cosa c'è di più bello che leggerlo tutti insieme nel lettone in una fredda domenica di dicembre?

mercoledì 2 settembre 2015

L'alfabeto dei sentimenti


Chi di noi non ricorda i libri delle scuole elementari dove si imparava a leggere e scrivere? A come Albero, E come Elefante, H di Hotel, I come Imbuto..... 
Ebbene, oggi vi vorrei presentare un alfabetiere molto particolare.
Si tratta del libro L'alfabeto dei sentimenti scritto da Janna Carioli e magistralmente illustrato dalla bravissima Sonia M.L. Possentini, che ho avuto l'onore di conoscere ad una presentazione.
Mi è stato consigliato da un libraio molto particolare di Asiago e devo ringraziare mio marito per avermelo fatto incontrare.
E' in un formato stretto e lungo e ad ogni pagina corrisponde una lettera, e ad ogni lettera corrisponde un sentimento in forma di poesia. Pagine piene di tutte le emozioni, di tutte le sensazioni che provano i bimbi e gli adulti; eh sì, anche i bambini provano le stesse sensazioni che proviamo noi grandi, ma rapportate al loro mondo. Tutto è descritto con un linguaggio semplice e comprensibile dai nostri piccoli mostri che possono immedesimarsi con facilità e trovare parallelismi con la loro vita di tutti i giorni.  
Chi di voi ha mai odiato qualcosa da piccolo? Io odiavo i colletti finti e i maglioni di lana che mi pizzicavano le braccia.

Odio le felpe senza cappuccio.
Odio chi mi scarabocchia l'astuccio.
Odio i bottoni nelle magliette.
Odio le maniche troppo strette.
Odio le scarpe con i lacci uguali.
Odio che devo portare gli occhiali.
Odio gli zaini senza le scritte.
Odio i disegni con le righe dritte.
Odio il pesce senza patate
    .....e le zanzare in estate!

E ci sono proprio tutte: c'è l'Amore, la Curiosità, l'Egoismo e la Fretta (chi non è mai in ritardo alla mattina??), c'è l'Identità, la Nostalgia, la Quiete e la Rabbia.





Ogni pagina è un mondo, un sentimento e un'immagine, vorrei scrivervele tutte. In ogni pagina noi adulti possiamo riconoscerci, nel presente e nel passato, e così i nostri bimbi. Ad ogni età possono dare diverse interpretazioni a quello che leggono, possono ricordare un'esperienza e possono dare un nome a qualche strano sussulto del loro piccolo cuore che non sanno riconoscere ancora appieno.
Ma la cosa più importante che ci insegna questo libro è che le emozioni bisogna esprimerle, raccontarle. Bisogna parlare dei nostri sentimenti, altrimenti sono solo nostri. 

Z ZITTO

Un sentimento zitto
sta lì. Certo che esiste.
Puoi essere contento
oppure molto triste
ma se non lo sai dire
a chi ti vive accanto
quel sentimento vive
per te. Per te soltanto.
perciò, non fare il duro
racconta quel che senti.
Ci sono le parole
per tutti i sentimenti.